
Nato a Padova
nel 1945, inizia a fotografare nel 1971.
Durante gli anni ’70 accompagna con la fotografia le sue scoperte di vita in giro per l’Italia e in paesi stranieri. La dimensione del viaggio, della scoperta fuori programma dei luoghi, della ricerca e della creazione di un luogo d’elezione – il tentativo di interpretarli visualmente, di portarne in superficie splendori e finzioni – sarà una costante del suo modo di relazionarsi con il mondo circostante. Tragitti reali uniti dal filo assolutamente necessario della luciditą visionaria.
Il primo lavoro ha per titolo La città invasa (1972-1978), contemporaneamente
costruisce la sequenza Viaggio (1974-1982). Successivamente
realizza:
Dalle mille e una notte (passate al cinema) (1973-1980),
Viaggio nel sud-Italia (1981-1982),
Lettera dall'ex manicomio S.
Giovanni di Trieste (1986) a cui si aggiungono i lavori eseguiti nei territori di Venezia, Napoli, Trieste e
altre località italiane e straniere.
Nel 1978 viene pubblicata La città invasa, dalle edizioni Punto
e Virgola, Modena. Sue fotografie appaiono su volumi legati alle più
significative esperienze della fotografia contemporanea tra cui
Napoli
'81, sette fotografi per una nuova immagine, ed. Electa, 1981.
La Photographie Creative au XXičme Siecle, Paris, 1984.
Trouver
Trieste: visages et paysages hier et aujourd'hui, ed. Electa, Milano,
1986.
Storia della Fotografia Italiana, ed. Laterza, Bari 1986.
L'Insistenza
dello sguardo, ed. Alinari, Firenze 1989.
Terre a Nordest, ed. Alinari, Spilimbergo, 1996.
Storia d’Italia, vol. XX – L’immagine fotografica 1945–2000, Einaudi, Torino 2004
Dopo aver collaborato alla rivista Progresso fotografico (1972 - 1978) inizia
nel 1986 a scrivere testi sulla fotografia per “Fotologia, Quaderni
di storia e critica della fotografia” (Firenze).
Nel 1980 fonda il Centro Fotografia Giudecca nell'omonima isola veneziana
dove fino al 1985 organizza programmi integrati di fotografia comprendenti
corsi, esposizioni, incontri, lavori sul territorio e archivi storici.
Nel 1986 dà vita a Mogginano, in provincia di Arezzo, alla Scuola
di Fotografia nella Natura dove conduce stages in primavera, estate e
autunno. Poi la Scuola continua la sua attività presso Tredozio (Forlì)
ed attualmente a Sovicille, nella campagna attorno a Siena e presso il C.R.A.F. di Spilimbergo nei mesi estivi. Sempre presso il C.R.A.F. svolge attività di docente di fotografia professionale all’interno di Corsi Post–Diploma, Post–Laurea e Master (Archiviazione, conservazione e catalogazione della fotografia).
Nel 1992 pubblica Incontri con animali straordinari, ed. Mugnai, Bologna,
e realizza la sequenza fotografica (immagini e testo) Il punto di vista del topo
Nel 1993 riceve il "Premio Friuli-Venezia Giulia" per la fotografia.
Nel 1994 pubblica Il viaggio, ed. C.R.A.F.1, Spilimbergo: libro che
accompagna una retrospettiva del suo lavoro organizzata dall'omonimo centro
friulano. La retrospettiva viene successivamente ospitata dal Museo del Santo a Padova
nel 1998.
Prende avvio il progetto dedicato a Venezia che si conclude nel 2007, col titolo “Venezia – Circumnavigazioni e derive”.
Nel 1999 esce Ripensando Segantini e nel 2000 Ritratti a Bologna e le prime immagini di Autismi, lavoro che ha per soggetto l’automobile e la strada, tuttora in corso.
Svolge lavori di stampa di alta qualità per istituzioni o altri fotografi ed
organizza l’attività didattica ed espositiva dell’Archivio Prima luce; è inoltre ideatore della collana di portfolio di stampe di alta qualità conservativa “Fotografia/1 Edizione Orizzonte degli Eventi”.
Da vari anni collabora all’attività dell’Archivio Fotografico della
Cineteca di Bologna, presso il quale ha condotto stages incentrati sulla fotografia a carattere antropologico connessa al territorio.
Scrive testi critici per cataloghi ed esposizioni e brevi saggi di storia della fotografia.
Attualmente lavora ad una pubblicazione retrospettiva riguardante i diversi lavori eseguiti nel corso degli ultimi 25 anni in vari luoghi in Italia ( Mente Locale ) e sta raccogliendo in un testo le sue riflessioni sulla fotografia come strumento espressivo.
Pubblicazioni
Individuali
"Immaginesimo", Comune di Modena, 1974.
"La Città Invasa", Modena, 1978.
"Incontri con animali straordinari", Montevarchi, 1992.
"Roberto Salbitani", Casarsa, 1994.
"Il viaggio", CRAF, 1994.
"Minatori dell’argento. Lotte agli alogenuri in camera oscura", CRAF, Spilimbergo, 1994
Pubblicazioni, cataloghi ed esposizioni collettive
Ha esposto in Italia ed all’estero e compare in numerose pubblicazioni e
cataloghi. Tra i più recenti :
"Automobile – Appunti fotografici sulle forme dell’automobilitą", Bologna, 1999
"L’idea di paesaggio nella fotografia italiana dal 1850 ad oggi", Modena, 2003
"Italia – Ritratto di un paese in 60 anni di fotografie", Roma, 2003
"Fotosintesi", Chiesa di S. Agostino, Piacenza, 2004
"Racconti dal paesaggio. 1984–2004 a vent’anni da viaggio in Italia", Cinisello Balsamo, 2004
"Il Male – Esercizi di pittura crudele", Palazzo di Caccia di Supinigi, Torino, 2005
"Il volto della follia – Cent’anni di immagini del dolore", Palazzo Magnani, Reggio Emilia, 2005
"Venezia, una Serenissima un po’ turbata", Seravezza Fotografia, Lucca 2006
"Italia 1946–2006. Dalla ricostruzione al nuovo millennio", Istituto Italiano di Cultura, Toronto (Canada), 2006
"Scrittura sull’asfalto", Museo della Fotografia, Caltagirone, 2006
"Animalģa", C.R.A.F., Spilimbergo, 2006
"Suoni e Visioni", Istituto Italiano di Cultura, Copenaghen, 2006
"Movimento / Emozione", Pordenone, 2007
"Assalti al cielo", Castelfidardo, 2007
"Passaggi a Nord–Est", AprileFotografia 2008, Padova, 2008
"Galleria 43. Fotografia 2006–08", Palermo, 2008
"Un libro per i fotografi", Pasian di Prato, 2008 (a cura di Luciano Zuccaccia)
"Mongibel – Immagini dall’Etna", Falconara, 2009
Sue immagini sono conservate in varie collezioni private e pubbliche, tra le quali:
Biblioteque Nationale, Paris
Museum of Modern Art, New York
Musee de la Photographie, Charleroi
Centro studi e Archivio della Comunicazione, Universitą di Parma
Art Museum, University of New Mexico, Albuquerque
The University of Wales, Aberystwyth, Wales
Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo
Museo Alinari della Fotografia, Firenze
A
COLLOQUIO CON ROBERTO SALBITANI
intervista a cura di Vincenzo Marzocchini
D. Spirito libero, visione anticonformista, spirito irrequieto del viaggiatore che si sposta perennemente alla ricerca di luoghi ideali ... e di sé stesso : tu per produrre devi muoverti, al contrario di tanti autori famosi che creano stando fermi nel "proprio giardino", nei luoghi consueti
R . Sull'anticonformismo
avrei qualcosa da dire : non mi sveglio al mattino per mettermi contro qualcosa
o qualcuno! Non mi interessa apparire originale, distaccarmi da un comportamento
cosiddetto "normale" per sentirmi individualista a 360° o per
narcisismo. E' vero che me ne sto spesso in disparte ma è perché
non amo i riflettori oppure me ne sto alla larga da questi personaggi presuntuosi
che ruotano anche nel nostro mondo fotografico strombazzando la loro "creatività".
Più che sentirmi un irrequieto viaggiatore, poi, provo curiosità
per tutto ciò che non conosco, lo vado ad esplorare. Appaio forse un
vagabondo a chi se ne sta sempre fermo ma ti assicuro che fiuto la pista che
promette qualcosa, dico di sì a situazioni, persone, luoghi con cui
mi sembra di avere un appuntamento. In quel che ne verrà fuori, e non
lo si sa prima, è un po' il sugo del vivere, non ti pare ?
D. La Scuola di Fotografia nella Natura corrisponde ad una precisa scelta di vita lontana dai rumori, dal caos, dallo spazio colonizzato e vivisezionato, ma serve anche ad esorcizzare il tuo disagio nei confronti del mondo urbanizzato ed industrializzato ?
R. Sì,
non c'è dubbio che vivo male in quelle città che si sono sviluppate
velocemente negli ultimi anni, insomma, quelle "incasinate" da molti
problemi - come credo ci vivano male un po' tutti - e dove sono ancora oggi
obbligato a stare per lunghi periodi. Una delle forti spinte a fotografare
è venuta anche da questo. Ultimamente ci sono tornato spesso a fotografare
in città, anche per via di nuovi contatti e progetti - in collaborazione,
per es., con l'Archivio Fotografico della Cineteca di Bologna - e questo mi
ha permesso di tornare nel vivo di molte problematiche attuali.
Poi via di nuovo, il treno, le colline, le vecchie borgate, i boschi, a fare
qualche incontro casuale e "straordinario" di fronte magari ad un
buon "rosso" e conoscere la storia di uno incontrato per caso che
ti disarma, che ti scioglie con l'intensità di timbri di voce dimenticati,
e tu a stupirti ancora una volta che il "qualunque" non esiste,
che tutto è particolare ed eccezionale se lo vedi da vicino... Dove
metti radici o i soldi in banca è spesso il ruolo, la maschera o lo
schema rigido di comportamento a cui ti abitui un po' di più ogni giorno
a spegnerti. Alzare i coperchi, "rompere il tetto della casa" quando
serve, riavviare il fuoco, la sensazione intensa del vivere... c'è
qualcosa che ti avverte che lo devi fare, costi quel che costi, se no ti ammali...
D. L'amore per gli animali ( i tuoi cani e gatti ti accompagnano sempre) e per i boschi, i corsi d'acqua, gli scenari naturali primitivi caratterizza l'insegnamento della tua Scuola di Fotografia nella Natura (che compie 15 anni in questi giorni ). E' una riflessione sull'ambiente e su sé stessi, come nel recente stage "L'ACQUA, IL CORPO, IL RITO" e nei reiterati viaggi alla scoperta dei vulcani...
R. La vita da
fotografo e insegnante un po' girovago ha i suoi momenti divertentissimi :
come tu sai può capitarmi di portarmi appresso (ricordi Bisbiglio,
Cipiglio e Scompiglio a Moggio Udinese?) una nidiata di gattini appena nati
che poi magari deposito sotto l'ingranditore, tra una stampa e l'altra...
Dicevi dei boschi e dei corsi d'acqua, ma attenzione : la natura non è
solo in quel clichè dell'aria buona e dei piedi a mollo nelle fresche
acque del ruscelletto.
Se sappiamo ascoltarlo, un bosco è un'opera che può rivelare
la struttura del mondo, anche di ciò che non classificheremmo immediatamente
come "naturale". Per es., per farla breve, ciò che è
assente nell'organismo confuso e come impazzito di una grande città
moderna.
Gli stage "in viaggio" ai vulcani che conduco ormai da qualche anno
ci portano al fondo di noi stessi, ci aiutano a riportare alla superficie
qualcosa di quelle emozioni che erano all'origine. Ne usciamo con qualche
salutare fenditura nella crosta oltre che con incollato agli occhi il più
drammatico spettacolo della trasformazione in diretta a cui occhio umano possa
assistere. Insomma, il punto importante è nell'ascolto dei ritmi e
degli accordi tra la natura "di fuori" e la natura che, nonostante
l'imbecille cancellazione in progressivo aumento, è ancora nel pulsare
intimo e profondo del nostro corpo. Ritroviamo l'ascolto, che è anche
dell'occhio, e cerchiamo di rimuoverne le catarratte che non gli consentono
di abbandonarsi alla visione.
D. I corsi sulla luce, i temi del viaggio e della natura, l'attenzione analitica ai fenomeni sociali, l'interpretazione mediante le tecniche di stampa che caratterizzano la tua scuola, ci rimandano alle grandi tradizioni espresse dalla storia della fotografia, ai pionieri come Watkins, O' Sullivan, Jackson ... e poi più tardi a Weston, Adams, Bullock... a un W.Evans. Atget, e poi E.Smith, Brandt, Koudelka....Condividi il punto di vista ?
R. Molti degli
autori che tu citi hanno rigenerato il nostro sguardo, contribuendo ad ampliare
il potenziale visuale del mezzo fotografico. Non c'è tempo ora per
tratteggiare il senso di questi diversi contributi ma mi fa piacere che tu
qui abbia citato il nome di un quasi sconosciuto in Italia, di Bullock, le
cui stampe sono come ammassi planetari e centrali di energia. Medicine dell'anima,
come lo sono le fotografie di un Minor White, che hai dimenticato di includere
nella tua lista, un uomo di grande sensibilità che non ha realizzato
solo delle immagini di un magnetismo ispirato ma che con il suo pensiero,
la sua filosofia, le incursioni nel linguaggio della poesia ed il lungo percorso
nell'insegnamento (per molto tempo oscurato dalla cultura fotografica dominante
negli Stati Uniti) ha tentato l'impresa "impossibile" di far esprimere
alle fotografie qualcosa che andava oltre quello che immediatamente rappresentavano.
Su Gene Smith e le sue peripezie professionali cosa aggiungere che già
non sia stato abbondantemente detto? La sua vicenda umana, con cui mi è
capitato di avere un fugace contatto, quella continua a prendermi alla pancia
prima ancora di colpirmi l'occhio.
La luce : ci giro attorno da tempo e mi rendo conto delle enormi implicazioni
estetiche, filosofiche, scientifiche che solleva. Ma è qualcosa che
tocca noi tutti da vicino! Per quel che riguarda il mio lavoro fotografico,
da sempre ne è impregnato, come un biscotto in una tazza di tè...a
tutti gli stadi del processo fotografico. Con gli stage che tengo sulla luce
cerco proprio di diffondere una maggior sensibilità sugli importantissimi
risvolti dei fenomeni luminosi che sono al centro del nostro operare fotografico.
Mi riferisco certamente agli strumenti che modulano e controllano la luce
sia in fase di ripresa che di stampa (anche agendo per sottrazione di materia
ad immagine ultimata) ma soprattutto, a monte, all'impostazione del progetto
visuale su una luminosità ben caratterizzata, in sintonia con il tipo
di messaggio che si vuol trasmettere. Nelle scelte che presiedono ad un progetto
visuale articolato ci deve essere attenzione per una certa "coerenza"
della luce , per l'attuazione del binario luceombra il più consono
possibile alle linee guida del progetto. Bisogna ridare senso ai bianconeri
spenti che si vedono in giro ripartendo dalle origini, da una riflessione
sull'estetica e sulla filosofia della luce, sulla sua materia.
D. Tra i tuoi
corsi più frequentati e stabili nel tempo ci sono : COME COSTRUIRE
UN LAVORO FOTOGRAFICO ; IN VIAGGIO : L'ALBUM PERSONALE ; IL RITRATTO E L'AUTORITRATTO.
Sono tante tappe di un percorso mosso dall'inquietudine della creatività,
un viaggio in profondità alla scoperta di valori più profondi
e solidi di quelli a cui crede una schiera di fotografi votati all'effimero,
alla superficie delle emozioni
R. Vorrei soffermarmi
un momento su questa "inquietudine della creatività" a cui
fai riferimento. In molte delle persone che arrivano qui per partecipare ai
miei stage - spesso dopo aver avuto varie e contrastanti esperienze precedenti
- ciò che non va e li rende inquieti è la disarmonia tra ciò
che si sentono costretti a vivere tutti i giorni e le loro aspirazioni all'ingresso
nella loro vita di un elemento nuovo, potenzialmente fornitore di nuovi contenuti
e liberatore di nuove energie. L'espressione artistica può essere questo
nuovo elemento riequilibratore o riparatore di conflitti interiormente irrisolti
(parlo di casi frequenti, non voglio qui addentrarmi nel fenomeno complesso
dell'espressione artistica). Il problema sorge quando ai loro sforzi ed alle
loro aspettative non fanno seguito dei risultati, un riconoscimento pubblico
evidente della loro abilità artistica, non rendendosi conto in molti
casi (ma altre volte ne sono ben consci) che ciò che si sforzano di
comunicare non "prende" all'esterno perché è qualcosa
di occhieggiato qua e là o rimasticato da pagine di riviste o libri.
Hanno magari sicuramente saputo apprezzare i buoni lavori fotografici in circolazione
e fatte proprie l'ortografia e la sintassi ma il tutto non è stato
metabolizzato abbastanza da imprimere alle loro immagini un segno personale,
un accento loro proprio. Il linguaggio c'è, corretto, trasmesso secondo
le regolette giuste, magari all'apparenza "artistico" perché
fuori dell'ottica comune, ma le parole non risuonano, manca la "voce".
Ecco, il "progetto" è tirar fuori la nostra voce e cercare
di espanderne le sonorità (la visibilità dei suoi timbri
e delle sue articolazioni, per noi fotografi) attraverso la scelta più
o meno intuitiva, più o meno ragionata - a seconda della nostra natura
- degli strumenti fotografici, ortodossi o meno, a disposizione. Uscire dall'occasionalità
dell'evento che non ci appartiene e lasciare che emerga pian piano la nostra
voce, il nostro vissuto, le sensazioni ed i pensieri a tal punto intensi da
poter diventare visioni rivelatorie anche per gli altri! In questo ambito
credo nell'utilità di un insegnamento onesto e non illusorio.
D. La tua Scuola di Fotografia è la scuola della meditazione, i tuoi corsi li definirei propedeutici al recupero dell'osservazione, dell'analisi, della riflessione sul modo di porsi nel confronto con la realtà : interiorità e sviluppo di una coscienza che può portare ad una visione personale, anche se in tempi non brevi...
R. Va da sé
che l'insegnamento non è vendita di ricette magiche : "fotografa
questo in questo modo" e avrai successo.
C'è una generalità di osservazioni da fare attorno a ciò
che il mezzo è in grado di fare, come può farlo meglio, come
modellare la visione sul soggetto in base a determinati requisiti che le fotografie
devono avere, indicando un ventaglio possibile di scelte operative. Ma poi
c'è la particolarità del lavoro realizzato caso per caso, risolto
in quel modo invece che in quell'altro perché quel tipo di scelte era
consono a quello specifico autore, dotato di quella personalità e non
di un'altra. L'insegnamento deve saper passare dal generale al particolare,
e viceversa, appena lo richieda una necessità di chiarificazione del
problema che si sta dibattendo. Componendo in pratica un quadro d'insieme
delle istanze in gioco ma indicando di volta in volta le possibili soluzioni
e fornendo dunque attraverso degli esempi il più possibile convincenti
dei modelli di costruzione dei lavori fotografici che possano stimolare il
partecipante al corso nella ricerca di una chiave realizzativa adatta al suo
tipo di visione. Illuminando di volta in volta quelle immagini che hanno un
più alto contenuto metaforico o quelle che sanno fare da ponte tra
un passaggio e l'altro della scrittura visuale. In un buon lavoro gli elementi
si accentrano al momento giusto, per poi espandersi, per poi ripresentarsi
magari sotto altre forme...l'articolazione non è meno importante della
potenza delle singole immagini costitutive....e tutto deve sapersi incidere
nella mente, spesso distratta, dello spettatore.
D. E' sempre affollatissimo il tuo corso avanzato di stampa b\n. Quale filosofia sta dietro alle tue scelte, perché la tua visione fotografica è una visione ad un colore ?
R. Lasciamo stare
questo termine, "filosofia", che ormai non significa più
nulla se è vero, come è vero, che i giornalisti parlano di "filosofia"
quando un allenatore di calcio sposta più avanti, o più indietro,
il "baricentro" del gioco...
Il CORSO AVANZATO DI STAMPA è effettivamente molto seguito, ormai sono
davvero tanti i fotografi italiani che seguono i miei metodi di lavoro. Da
quando si è ulteriormente ridotta la qualità dei prodotti per
la stampa si è resa ancor di più necessaria la conoscenza delle
fasi e degli strumenti ( anche artigianali, il "fai-da-te" per quel
tocco conclusivo in più ) indispensabili per il controllo della superficie
della stampa. Un buon stampatore deve lasciare il corso avendo le idee chiare
su ciò che può fare, su dove deve intervenire per visualizzare
in stampa ciò che di meglio offre il suo negativo.
Non credo che la mia visione fotografica sia ad un colore. I veri "colori",
quelli essenziali ad una buona scrittura fotografica (ma è lo stesso
per tutte le scritture) sono a monte, nella varietà e singolarità
degli elementi che costituiscono la "narrazione" visuale, nella
qualità della loro interazione. Se tutte le corde risuonano, allora
lo spettatore vive molti più "colori" di quelli che sono
sulla carta, tanto per capirci. E' anche vero che la tecnica del bianconero
( preferisco ridefinirla della "luceombra" ) non ha ovviamente,
come tutte le tecniche, una gamma infinita di possibilità e sicuramente
favorisce il gioco delle polarità, delle opposizioni. Ma è anche
vero che le sue potenzialità continuano ad essere enormi e particolarmente
adatte al tipo di problematiche in cui anche l'uomo d'oggi è coinvolto.
E' una realtà che conferma, tanto per farti un esempio, la visione
della mostra sui "MINATORI DELL'ARGENTO" a cui assistono i partecipanti
al Corso Avanzato. Sono solo 40 esempi, potrei aggiungerne molti, molti altri
: ogni immagine stampata secondo un modulo di "luceombra" tutto
suo, con una sua particolare intonazione cromatica. Bene, se tu chiedi alla
fine agli spettatori quali erano secondo loro le tecniche usate, hanno in
molti casi più di una difficoltà a risponderti che si trattava
di bianconero. L'argento, in buone mani, diventa plastico.